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Targa System, come funziona il sistema di rilevamento targhe utilizzato per ritrovare il cadavere di Giulia Cecchettin

Oltre ad aver gettato nello sconcerto l’intero Paese, l’omicidio di Giulia Cecchettin ha acceso i riflettori sull’importanza del sistema di rilevamento Targa System che i Comuni possono utilizzare per sorvegliare il traffico stradale. Ebbene, come funzionano queste telecamere e quali limiti presentano?

Targa System, come funziona il sistema di rilevamento delle targhe

Il caso della scomparsa di Filippo Turetta e Giulia Cecchettin, conclusosi con la tragica morte di lei, oltre ad aver sollevato indignazione e sgomento tra la popolazione italiana, ha acceso i riflettori sull’utilizzo delle telecamere stradali istallate dai comuni per vigilare il traffico. Nel giro di una settimana, il sistema Targa System ha tracciato gli spostamenti della Grande Punto di Filippo Turetta e contribuito al ritrovamento del cadavere della ragazza nei pressi del Lago di Barcis.

Targa System” o “Street Control” è un sistema di rilevamento delle targhe che consente alle forze dell’ordine di ottenere preziose informazioni sui veicoli. Utilizzato in oltre 900 comuni italiani, si basa su un sistema di telecamere, distribuite lunga la rete stradale del territorio, che inviano frame video a un software. Quest’ultimo, incrociando il materiale pervenuto con altre banche dati, da quelle della motorizzazione civile a quelle comunali, è in grado di rilevare diverse irregolarità.

I comuni utilizzano questo strumento per verificare se un’auto è assicurata e revisionata, se è sotto sequestro, se è stata rubata o inserita nella black list della polizia, se è intestata a un prestanome o è stata utilizzata per commettere reati. I sistemi di rilevamento Targa System servono anche per controllare la correttezza degli accessi in determinate zone a traffico limitato, la direzione e la velocità dei veicoli, la classe d’inquinamento e la distribuzione del traffico giornaliero.

Il limite massimo di tempo per archiviare le immagini è di sette giorni. In casi come quello dei due ragazzi scomparsi, la magistratura può ordinare l’acquisizione dei fotogrammi alle forze di polizia. In caso di multa a un veicolo, invece, i fermo immagine dell’infrazione (se non viene pagata la sanzione) rimangono in archivio fino a cinque anni, il tempo massimo previsto per la prescrizione.

Il progetto nazionale Scntt per la sicurezza urbana

In tema di sicurezza urbana, i comuni italiani possono aderire anche al progetto nazionale di “Sperimentazione del sistema centralizzato nazionale targhe e transiti” (Scntt). Gli enti partecipanti sono autorizzati a installare delle telecamere in diversi punti di accesso della città, da individuare con le forze dell’ordine al tavolo del Comitato di ordine pubblico e sicurezza nelle prefetture.

In questo caso, il sistema di videosorveglianza dialoga con la banca dati Scntt, presente nel Centro elettronico nazionale di Napoli, che riscontra se i veicoli ripresi sono rubati, non assicurati o non revisionati. In questo modo, le forze dell’ordine hanno la possibilità di ricostruire tutti gli spostamenti nel territorio comunale di un mezzo sospetto in maniera rapida, autonoma e indipendente. Purtroppo, sono ancora troppi i comuni che non hanno aderito alla piattaforma.

“Se tutti gli impianti di lettura targhe fossero collegati al centro Scntt, si potrebbe tracciare un veicolo sospetto su tutto il territorio nazionale, praticamente, in tempo reale” ha spiegato Luigi Altamura, comandante della Municipale di Verona e componente del tavolo di coordinamento delle polizie locali dell’Associazione comuni d’Italia. “I veicoli segnalati che transitano sotto le telecamere generano alert che permettono interventi immediati e tempestivi alle forze dell’ordine. I comuni che tanto hanno investito in sicurezza urbana e stradale per installare nuove telecamere dovrebbero avere un obbligo di accreditarsi al Scntt, perché la condivisione dei dati è la carta vincente”.

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