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C'è un paradiso in Polinesia... ma del cybercrime

C’è un paradiso in Polinesia… ma del cybercrime

Il dominio .tk di Tokelau è stato utilizzato migliaia di volte da truffatori e criminali per creare siti web malevoli, che ne hanno fatto una sorta di “capitale mondiale” del cybercrime

Tokelau, chi era costui?

Tokelau è un piccolo arcipelago del Pacifico noto per la sua bellezza naturale, come è normale per qualunque isola della Polinesia, ma anche per un’altra caratteristica, questa molto meno positiva: è di recente balzato alle cronache per la sua reputazione di capitale mondiale del cybercrimine. Questo perché il dominio nazionale .tk (dita la verità, qualche volta un sito che terminava per .tk vi è capitato per le mani, vero?), che può essere registrato gratuitamente, è stato utilizzato da spammer, phisher e altri criminali informatici per creare siti web fasulli utilizzati per raccogliere dati sensibili o diffondere malware.

Capitale mondiale del cybercrime? In Polinesia? Come è potuto succedere?

Alla fine degli anni Novanta del secolo scorso, Tokelau (come ogni altra nazione che ne faccia o ne abbia fatto richiesta) ha ricevuto un dominio dalla Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN). A quel tempo, l’arcipelago aveva solo 1400 abitanti e non aveva le risorse per gestire il proprio dominio. Quindi, un imprenditore olandese, un certo Joost Zuurbier, ha proposto di gestire lui il dominio in cambio di ricavi pubblicitari. Questa soluzione ha reso possibile a chiunque di creare un sito web con estensione .tk, anche senza pagare.

La combinazione di un dominio gratuito e di una mancanza di controlli adeguati ha trasformato .tk un bersaglio ideale per i criminali informatici. E conseguentemente per tutto ciò che, da quando Internet è entrata nella vita di tutti, viene definito come cybercrime. Nel 2006 McAfee, la popolare e ben nota società che produce antivirus informatici, ha dichiarato .tk uno dei domini più pericolosi al mondo. Ed eravamo ancora 17 anni fa, praticamente la preistoria per come conosciamo (e per quanto venga utilizzato) Internet adesso. Pensate solo che nel 2006 l’iPhone ancora non esisteva (è del 2007).

Le conseguenze

La decisione di offrire domini gratuitamente a chiunque ha avuto conseguenze negative per Tokelau. I criminali informatici hanno approfittato di questa opportunità per creare siti web fasulli utilizzati per scopi illeciti. Scopi illeciti come la diffusione di materiale pedopornografico, la promozione dell’estremismo e lo spionaggio.

Questa situazione ha causato gravi danni alla reputazione di Tokelau, che è stata associata al cybercrimine, ovviamente. Ed essere oggetto di queste equazioni (Tokelau = cybercrime, quindi illegalità diffusa e, falso pensiero, impunita) non può essere mitigato dall’essere un atollo polinesiano. Neanche un paradiso in terra, neanche a chiamarsi Eden.

I tribunali internazionali hanno infine posto fine all’iniziativa di Zuurbier, obbligando la sua società a cessare la registrazione di domini gratuiti.

Oggi, Tokelau sta cercando di recuperare la propria reputazione. Il governo dell’arcipelago intende utilizzare il dominio .tk per promuovere la propria cultura e il proprio patrimonio naturale.

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