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Rapporto Clusit 2021, attacchi gravi in aumento del 24%

Secondo il Rapporto Clusit, gli attacchi informatici sono in continuo aumento, con danni economici che superano il 6% del PIL mondiale

Anche quest’anno è nuovo anno da record per il crimine informatico. Secondo il Rapporto Clusit 2021, gli attacchi informatici sono in continua crescita, con danni che superano il 6% del PIL mondiale. Gli esperti definiscono questo periodo “un’emergenza globale per la cyber security”. A preoccupare, nello specifico, è la crescita considerevole degli attacchi gravi. Nel primo semestre del 2021, gli attacchi con effetti “molto importanti” e “critici” sono aumentati del 24% e rappresentano il 74% del totale. Gli attacchi con effetti significativi, invece, sono il 22%, mentre quelli con impatto basso sono solo il 4%.

In merito alle finalità, gli attacchi “cyber crime”, ossia a scopo di estorsione, sono aumentati del 21% e rappresentano l’88% del totale. Sono in crescita del 18% gli attacchi con finalità di “information warfare”, mentre diminuiscono del 36,7% gli attacchi di “cyber espionage”, che rappresentano il 9% del totale. Tra le modalità di attacco più utilizzate, al primo posto figura il malware, che rappresenta il 43% del totale, in crescita del 10,5% rispetto al 2020. Seguono le tecniche sconosciute (+13,9%), la categoria vulnerabilità note (+41,4%) e la categoria phishing/social engineering (-13%).

Nel Rapporto Clusit 2021 compaiono anche i settori più colpiti dagli attacchi informatici nei primi sei mesi del 2021. Il comparto transportation/storage ha registrato un aumento dei cyber attacchi del 108,7%; a seguire il settore professional/scientific/technical, con un aumento dell’85,2%; al terzo posto la categoria news & multimedia, con una crescita del 65,2%. Da un punto di vista geografico, circa un quarto degli attacchi complessivi hanno colpito aziende ed organizzazioni in Europa, registrando un aumento del 10% rispetto allo scorso anno. Viceversa, rimangono pressoché invariati i dati relativi all’area americana e asiatica.

“In Italia c’è una bassissima capacità di imprenditoria nel settore della cyber security e un sotto investimento” ha dichiarato Gabriele Faggioli, presidente di Clusit e CEO di Digital 360. “La media è di un milione di dollari mentre a livello mondiale si attesta sui 15 milioni di euro. Nel contesto italiano le priorità sono: maggiore capacità di fare sistema, economia di scala e investimenti insieme. Dovrebbe essere la linea politica e delle singole aziende sul mercato”. 

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