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I dati più pericolosi sono quelli che regali a tua insaputa

Quali tracce lasciamo nel web? Quanto è facile sapere tutto di noi?

La tecnologia ha invaso la nostra vita ormai da tempo, secondo una ricerca pubblicata da We are Social, gli italiani passano quasi 5 ore al giorno su internet, ed il rapporto tra la popolazione ed il numero di smartphone è del 158%.

Dati che fanno riflettere su quanto questo strumento stia diventando una nostra appendice.

Quello che chiamiamo con semplicità “telefonino” in realtà è uno strumento sofisticato che ha mille funzioni: si usa per controllare il sistema d'allarme delle nostre case o aziende, per accedere ai nostri conti correnti, per fare acquisti, per comunicare testi/foto/registrazioni vocali, come navigatore, oltre a mille altri modi e, nel farlo, lo utilizziamo come una banca dati che crea un fascicolo piuttosto dettagliato su noi stessi.

Sempre secondo lo studio di We are Social in media spendiamo 1,59h utilizzando internet mobile ed il 30% degli italiani lo utilizza per fare acquisti.

Ormai sappiamo molto sui nostri smartphone, ma loro quanto sanno di noi?

Se abbiamo un account in un social network (Facebook, LinkedInd, Twitter) probabilmente è reperibile almeno una nostra foto sul web, il nostro nome e cognome e la zona in cui viviamo. Se il nostro account è “aperto”  si può sapere come la pensiamo e quali sono i fatti che ci piace commentare.

Se iscrivendoci a Facebook abbiamo compilato tutti i campi che ci proponevano, conosce le scuole che abbiamo frequentato, il nostro posto di lavoro, le nostre preferenze sessuali. Se abbiamo cliccato mi piace sulla pagina del nostro giornale preferito, di qualche film o libro, probabilmente può indovinare qual'è la nostra area di preferenza politica. Certo ,c'è chi vive a  Bergamo e scrive residente a New York, salvo poi attivare la funzione di geolocalizzazione, che pubblica sotto ogni post il luogo in cui si trova realmente. Insomma bugie dalle gambe corte, cortissime, come le due spunte blu di WhatsApp, che ci impediscono di mentire sulla lettura del messaggio.

Facebook è probabilmente la più ampia ed eterogenea banca dati del pianeta, con circa un  miliardo di account attivi che sono felici di regalare i propri dati.

Dati che possiamo utilizzare anche noi, come? Nel modo che rende più felice Facebook, ovvero la pubblicità.

Infatti è possibile pubblicizzare ogni tipo di prodotto nel social network, in tempo reale e con l'enorme vantaggio di utilizzare un pubblicità cosi mirata da chiedersi se sia una pratica corretta.

Possiamo selezionare tutti i campi che noi stessi probabilmente abbiamo compilato durante l'iscrizione (che ora è vietata ai personaggi di fantasia) e pagare solo per le persone che raggiungeremo al termine della  selezione.

Se possediamo anche un account Google dovremmo avere molta cura delle password, specie se abbiamo sincronizzato l'account con lo smartphone. Esiste infatti una pagina a disposizione dei proprietari degli account a cui si accede solo con la password, chiamata Google Dashboard in cui sono disponibili le cronologie delle ricerche con tanto di data, le  ricerche più frequenti, la statistica tra foto, web, news, ecc., un riepilogo delle App acquistate, delle mail in entrata e in uscita, delle foto. Oltre alla cronologia degli spostamenti che Google, grazie alla funzione GPS, registra in Maps.

Già, possiamo fingere di non ricordare dove eravamo ieri sera, ma Google lo sa.

Perciò è bene cominciare ad imparare come non lasciare tracce, visto oggi è dal web che si fanno le indagini, soprattutto grazie ai dati che vengono seminati con noncuranza. Ormai è cronaca giornaliera la denuncia del falso invalido che posta la foto della maratona, l'impiegato che si dà ammalato e poi non riesce proprio a non fotografare l'aperitivo fronte mare, il marito che posta un tristissimo “amore sono bloccato in ufficio” con sotto l'indicazione GPS che indica un comune a decide di chilometri dal luogo di lavoro. E mentre canzoniamo i malcapitati, senza accorgerci, attiviamo la funzione di sincronizzazione della fotocamera con un account Cluod che Google ha gentilmente creato per noi. Ed è così che da quel momento in poi tutte le foto verranno salvate in uno storage web, e saranno li, disponibili, tutte. Ma proprio tutte: incluse quelle che cancelliamo dal telefono .

Perché, quando si apre una finestra sullo smartphone, subito il dito preme SI, senza leggere tutte quelle frasi minuscole, l'indice clicca ACCETTA.

E cosi, molto tempo dopo, qualcuno che, per caso oppure no, ha accesso ai nostri dati potrebbe trovare “quella foto” che pensavamo di aver cancellato.

Pertanto sarebbe bene rapportarci al web come farebbe un investigatore, pesando le mosse e calcolando gli strascichi. Perchè, come sempre nella vita, il pericolo si nasconde nella nostra ignoranza.

di Laura Torresan
© Riproduzione riservata


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