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Fuggi fuggi generale dei capi della sicurezza. Da Google a Twitter dimissioni ai vertici

All’ombra dell’affare Cambridge Analytics crolla la sicurezza nel web e arrivano dimissioni ai vertici

Nemmeno il tempo di far pervenire pubbliche scuse da parte di Mark Zuckenberg, il giorno dopo lo scoppio dell’affare Facebook e Cambridge Analytics, che, un po’ in sordina, presentano le dimissioni in contemporanea sia il capo della sicurezza di Google che quello di Twitter.
Lo annuncia il 21 marzo con un Tweet lo stesso Michael Coates, capo della sicurezza Twitter dal 2015 che fa sapere di essere in procinto di chiudere il rapporto lavorativo ma al contempo annuncia anche di essere sul punto di co fondare una starup proprio di sicurezza.
Un effetto domino che sta investendo anche Google. Il nome è quello di Michael Zalewsky che lascerà il suo posto di Informatio Security Engineer. Lo annuncia in un Tweet in cui ricorda i suoi 11 anni di servizio all’azienda.
Diventa interessante quindi ragionare sulla sicurezza nel web che spesso non va di pari passo con la sicurezza delle attività che giornalmente chiunque fa entrando in rete ed usufruendo dei motori di ricerca, dei social, e di tutti i mezzi che solitamente vengono usati per qualsiasi operazione in rete.
Solo un mese fa il mondo annunciava Chronicle, costola di Google, ma diventa bizzarro pensare di affidare la sicurezza del proprio lavoro o dei propri dati personali a quei colossi che evidentemente già speculano sulla nuova frontiera che lega potere e ricchezza, ossia i BigData.
Viene da chiedersi in che modo il riflesso dello scandalo Facebook di Cambridge Analytics si stia abbattendo su piattaforme che non ne sono coinvolte. Verrebbe da ipotizzare un legame con il RussianGate delle elezioni del 2016 e l’incombente elezioni di novembre degli Usa, magari leggendo fra le righe il tweet di Alex Stamos, capo della sicurezza Facebook, che smentita la sua defezione, si dice invece impegnato nell’ “esplorare i rischi di sicurezza emergenti, lavorando sulla sicurezza delle elezioni”.
In attesa di sviluppi ciò che emerge è il fatto che non esista una regolamentazione in base di diritto e leggi internazionale a cui appellarsi e che faccia da direttiva per utilizzo e sicurezza dei dati e dei mezzi tecnologici. Ma pare che questo precedente stia dando una svolta in Gran Bretagna per rafforzare regolamenti e leggi.
In attesa di ulteriori sviluppi fa sempre comodo spulciare archivi da dove sbucano foto interessanti come quella di un brindisi attorno al tavolo dell’ex ed allora Presidente degli Stati Uniti Barack Obama con i capi dei consigli di amministrazione e presidenti di Facebook, Google, Twitter, ma anche Netflix. Yahoo, Apple e molte altre realtà che tutti i giorni ci facilitano la vita come accendiamo il nostro dispositivo elettronico.
A questo punto verrebbe da porsi la domanda, ci facilitano la vita, oppure siamo la loro merce di scambio?
di Katja Casagranda
© Riproduzione riservata

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