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Cresce il mercato della videosorveglianza, ma occhio alla privacy

Il mercato della videosorveglianza cresce anche grazie alla possibilità di gestire gli impianti da remoto: tuttavia, è necessario osservare pedissequamente le regole sulla privacy

A fronte di un aumento della criminalità e una riduzione dei prezzi delle telecamere, il mercato della videosorveglianza è in crescita costante. Secondo lo studio di Research & Markets il volume d’affari relativo al mercato della videosorveglianza arriverà a circa 83 milioni di dollari entro la fine del 2025. Le telecamere vengono utilizzate sia nel pubblico che nel privato con lo scopo di prevenire furti e rapine, o qualsiasi tipo di attività criminale. Esse costituiscono anche uno strumento fondamentale per le indagini o in caso di pronto intervento nelle situazioni di emergenza. In un contesto urbano, le telecamere sono collegate ad una sede centrale, gestita dalle forze dell’ordine o da operatori privati. Inoltre, grazie allo sviluppo tecnologico, gli impianti di videosorveglianza possono essere controllati da remoto, attraverso un app scaricabile dal cellulare.

Se da un lato tutto questo è fondamentale per la sicurezza pubblica e privata, dall’altro, trattandosi di un apparecchio in grado di riprendere le persone, è soggetto alla normativa sulla privacy. In questo senso, il GDPR indica responsabilità e diritti che riguardano tutti i soggetti che si occupano dell’ideazione, dello sviluppo e della commercializzazione delle telecamere, fino all’utilizzatore finale. La filiera comprende l’azienda che produce e vende il prodotto, la società che sviluppa l’app, gli app store e le società di hosting dove vengono archiviati i dati. Non da meno, riguarda anche l’utilizzatore finale. Nel momento in cui egli utilizza il sistema di videosorveglianza al di fuori dell’ambito domestico, acquisisce automaticamente il ruolo di titolare del trattamento dei dati.

Infatti, l’installazione di telecamere in luogo pubblico deve sottostare a precise regole sulla privacy dei cittadini. Sotto questo aspetto il GDPR dispone che, per essere valida, l’attività di videosorveglianza dev’essere gestita da una doppia informativa. Quella minima, che consiste in dei cartelli collocati prima del raggio d’azione della telecamera. E quella completa, che si basa sull’art. 13 del GDPR e dev’essere consegnata alla persona ripresa nel caso in cui quest’ultima la richieda. Per quanto riguarda la protezione dei dati e la conservazione delle immagini le procedure da seguire si rifanno al Regolamento europeo sulla privacy. Nel caso di mancato adempimento della normativa, i soggetti coinvolti possono incorrere in sanzioni penali ed amministrative anche gravi. Oltre ad eventuali richieste di risarcimento danni da parte degli interessati.

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